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Birra e microbiota intestinale

La birra è la più antica bevanda alcolica consumata dall’uomo, già citata nelle tavolette di creta di epoca babilonese (6000 a.C.). Attualmente, è la bevanda più consumata al mondo, dopo l’acqua e il tè.

La birra è nota per le sue proprietà nutritive e salutistiche. Gli studi mostrano che un consumo moderato ma regolare di birra previene l’aterosclerosi, le malattie cardiovascolari, inibisce lo sviluppo di  cellule cancerogene, migliora la circolazione sanguigna e le funzioni immunitarie. La birra ha anche notevoli proprietà antiossidanti e anti-aging. Queste proprietà derivano dalla ricchezza di sostanze contenute nella birra, molte delle quali derivate dal processo di fermentazione. Infatti la birra contiene: numerosi amminoacidi essenziali, vitamine, calcio, zinco, rame, selenio, ferro, betaglucani, oligosaccaridi arabinosi e polifenoli.

L’ alcool, quando consumato in eccesso è certamente nocivo  per la salute umana, causa disbiosi intestinale e riduce la produzione dei benefici acidi grassi a catena corta (SCFA). L’alcool provoca permeabilità intestinale, favorendo la traslocazione di  batteri e di sostanze immunogene, dal lume intestinale al circolo sanguigno, danneggiando in particolare il fegato e il pancreas. Tuttavia, quando il consumo è moderato, l’alcool ha un effetto positivo sul microbiota intestinale, soprattutto se unito ad altri componenti, come nel caso della birra. La birra riduce l’adesione leucocitaria  e altri indici di rischio infiammatorio e aumenta la capacità antiossidante del plasma, cosa che non fa l’alcool da solo.

 

Birra e microbiota intestinale

La gran parte dell’acqua, le vitamine e altre componenti a basso peso molecolare presenti nella birra, vengono assorbite nello stomaco e nell’intestino. I polifenoli e altre importanti sostanze, raggiungono l’intestino e sono prese in carico dal microbiota, che le processa, producendo preziosi metaboliti. Questi metaboliti inibiscono i patogeni, stimolano l’attività e la crescita della flora buona, come i Lattobacilli e i Bifidobatteri, ed hanno notevoli effetti antinfiammatori e antiossidanti. A livello sistemico, riducono colesterolo e trigliceridi, l’ IL-6 e inibiscono il processo di aterosclerosi.  In altre parole, i polifenoli della birra hanno notevoli proprietà prebiotiche.

In particolare, gli studi mostrano che metaboliti dell’epicatechine e dell’acido caffeico, inibiscono in modo significativo batteri patogeni come il Clostridium perfrigens e il Clostridium difficile, senza avere influenze negative sui bifidobatteri. Nell’intestino umano,  esistono batteri che  hanno importanti funzioni immunomodulanti. Il consumo di birra, alcolica e non, è associato ad un aumento del numero di questi batteri, soprattutto del genere Streptococcus, Veillonella, Bacillus, Lactococcus e Weissella. Tra questi, il genere Actinomyces ha importanti funzioni nella regolazione della permeabilità intestinale, del sistema immunitario, del metabolismo e dell’asse intestino-cervello.

Inoltre, il consumo di birra aumenta il numero dei batteri intestinali produttori di acido butirrico (Clostridium praecalibacterium, Eubacterium rectum, Faecalibacterium prausnitzii e Roseburia spp) con significativo aumento di questo importantissimo acido grasso a catena corta, che ha notevoli e dimostrati effetti positivi sulla salute umana: antinfiammatorio, anticancerogeno, neuroprotettivo, immunomodulante,  rigenerante della mucosa intestinale, ecc.

E’ proprio il caso di ribadire il vecchio detto “bevi birra e campa cent’anni”.  Certamente, mi sento di consigliare soprattutto birre artigianali, non pastorizzate, non filtrate, decisamente più ricche di nutrienti e sostanze protettive, alcune delle quali vanno perse con il processo termico.

 

Bibliografia

  • Zhang S et al Beer-gut microbiome alliance: a discussion of beer-mediated immunomodulation via the gut microbiome. Front Nutr 25 July 2023

 

Dr Francesco Perugini Billi©copyright

 

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