Una recente meta-analisi di studi clinici randomizzati, pubblicata sull’American Journal of Geriatric Psychiatry, suggerisce che i farmaci a base di cannabinoidi possono contribuire a ridurre alcuni dei più difficili sintomi comportamentali della malattia di Alzheimer.
I ricercatori, provenienti da Brasile e Stati Uniti, hanno analizzato i risultati di sette studi clinici, per un totale di 221 pazienti affetti da Alzheimer in fase moderata o grave. Nei diversi studi sono stati impiegati vari preparati a base di cannabinoidi, tra cui estratti della pianta di cannabis e formulazioni orali di THC sintetico, come dronabinol e nabilone.
L’analisi complessiva ha evidenziato che i pazienti trattati con cannabinoidi presentavano una riduzione significativa dei sintomi neuropsichiatrici, in particolare dell’agitazione, rispetto ai soggetti che avevano ricevuto un placebo.
Per quanto riguarda la sicurezza, l’effetto indesiderato osservato con maggiore frequenza è stato la sonnolenza, generalmente considerata gestibile nel contesto clinico.
Secondo gli autori, questi risultati sono incoraggianti, ma non ancora definitivi. Saranno necessari studi clinici più ampi, con un numero maggiore di pazienti, periodi di osservazione più lunghi e protocolli specifici per le diverse formulazioni di cannabinoidi, così da definire con maggiore precisione efficacia e profilo di sicurezza di queste terapie nella malattia di Alzheimer.
Bibliografia
Dr Francesco Perugini Billi©copyright
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