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Negli ultimi decenni e in numerose nazioni del mondo si è registrato un aumento notevole delle malattie allergiche (sia cutanee, che respiratorie) e delle reazioni pseudoallergiche.  Secondo l’OMS, l’incremento dell’asma a livello mondiale è pari al 50% per ogni decade. Nell’Europa Occidentale il numero di persone asmatiche è raddoppiato nel giro di un decennio. L’incidenza della rinite allergica è aumentata di 7 volte in 25 anni, mentre quella delle allergie cutanee è aumentata dal 3% degli anni ’60 al 10% degli anni ’90. Sta di fatto che le nuove generazioni sono sempre più colpite da forme allergiche. Nel nostro Paese il 15% dei bambini in età prescolare è affetto da dermatite allergica e il 2% presenta gravi allergie alimentari. Il 10% di quelli che vanno a scuola ha l’asma, mentre il 20-25% degli adolescenti soffre di rinite allergica (Format 2006, Verona).

Una parte delle allergie sono motivate da una predisposizione genetica, che comunque cambia molto poco nel tempo e non può spiegare questa recente epidemia. Le altre cause sono da ricercarsi nell’ambiente, nello stile di vita, nell’alimentazione e nell’abuso di farmaci e probabilmente anche di vaccini.

 

L’Ipotesi Igienica

Una delle cause dell’aumento delle allergie, verificatosi soprattutto nel mondo occidentalizzato, è l’eccesso di igiene. Secondo i promotori dell’Ipotesi Igienica, cruciale sarebbe il contatto con i microbi nei primi mesi  di vita del bambino.  Tuttavia, non è solo un problema legato alla riduzione delle infezioni (abuso di antibiotici), ma ad un più ampio rapporto col mondo microbico che coinvolge diversi livelli di contatto (alimentare, ambientale, ecc.) e che varia sia da un punto di vista qualitativo sia quantitativo:

* eccesso di igiene – dovuto alla microfobia tipicamente occidentale che porta ad un maniacale eccesso di pulizia. I bambini che vivono in ambienti rurali nel loro primo anno di vita hanno meno allergie;

* riduzione delle infezioni – dovuto alle condizioni ambientali (maggiore pulizia);

* sterilità dei cibi e delle bevande – allevare i bambini con cibi  e bevande industriali, tutti sterili e pastorizzati,  aumenta le allergie;

* abuso di antibiotici – impedire all’organismo di esprimere la propria reattività verso i microbi, esalta a dismisura quella nei confronti degli allergeni. Per esempio, esistono parecchi studi che mettono in correlazione l’impiego di antibiotici nei primi mesi di vita con un successivo aumento dell’asma.

* nuclei famigliari più piccoli – la minore promiscuità porta ad un minore ricircolo di microbi.

In sostanza, minore è il contatto iniziale con il mondo microbico e maggiore è la possibilità di sviluppare allergie. Però, il  responsabile di questa “protezione” verso le allergie non è un singolo microrganismo, ma il complesso processo di colonizzazione/infezione che si verifica nei primi anni di vita.  Pare che il “contatto” microbico più importante avvenga nell’intestino del neonato, che è immaturo e soprattutto sterile. Quindi, l’intestino giocherebbe un ruolo chiave e la colonizzazione  di una flora complessa, ma buona, è più importante di uno specifico organismo.  Se il neonato nasce da parto naturale, rimane vicino alla madre e viene allattato al seno, allora la colonizzazione del suo intestino sarà ottimale. Negli anni successivi, se l’alimentazione sarà tradizionale e non ci saranno cure antibiotiche eccessive, allora la flora intestinale sarà quella che è sempre stata presente da millenni nell’uomo e il sistema immunitario avrà reazioni equilibrate verso microbi nocivi e allergeni. Se queste tappe non vengono rispettate, il bambino avrà una tipica flora “moderna” povera in alcune componenti ancestrali e più ricca di microbi nocivi,  il suo equilibrio immunitario intestinale sarà precario e maggiore sarà la permeabilità intestinale. Gli studi mostrano che i cambiamenti in senso negativo nei popolamenti microbici dell’intestino sono presenti ancora prima che i test allergici mostrino positività verso allergeni ambientali e alimentari. Quindi, l’ecologia intestinale viene prima di tutto.

 

Terapie

In questi decenni la scienza medica si è impegnata soprattutto nel cercare di tacitare i sintomi delle allergie, più che capirne le cause e fare della vera prevenzione. I farmaci utilizzati sono largamente sintomatici, controllano le malattia. La dimostrazione della limitatezza di questo approccio è proprio nel fatto che le allergie sono in continuo e spaventoso aumento e che i farmaci disponibili e l’impostazione dell’allergologia moderna non hanno minimamente inciso sulle cause.

 

Approccio allergologico-integrato

Un approccio allergologico integrato non esclude affatto i percorsi diagnostici convenzionali (visita allergologica e i vari test allergologici convenzionali a disposizione) e l’impiego di farmaci allopatici, quando necessari, soprattutto nelle forme severe e nelle forme acute. Oltre ai farmaci e ai test, l’approccio integrato prende in considerazione la possibilità di agire sulle manifestazioni allergiche anche attraverso la dieta, la probiotica (considerate le importanti relazioni intestini-cute e intestino-polmoni) e l’impiego di medicine non convenzionali, come la fitoterapia, la medicina ayurvedica e l’omeopatia, quest’ultima particolarmente valida nei bambini.

 

Francesco Perugini Billi©copyright

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