da Francesco Perugini Billi | Lug 31, 2026 | senza categoria
🚨 Il CBD potrebbe aprire una nuova strada nel trattamento della pericardite ricorrente.
Uno studio clinico di fase II, pubblicato sul Journal of the American Heart Association, ha mostrato risultati promettenti: nei pazienti con pericardite ricorrente, il CBD purificato assunto per via orale due volte al giorno ha ridotto significativamente il dolore e l’infiammazione, con oltre il 70% dei pazienti libero da recidive durante il periodo di osservazione.
Questi dati non rappresentano ancora una prova definitiva di efficacia, ma costituiscono un importante passo avanti verso lo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche per una patologia spesso difficile da controllare.
🔹 27 pazienti con pericardite ricorrente.
🔹 – 3,7 punti di dolore dopo 8 settimane (scala 0-10).
🔹 – 4,3 punti dopo 26 settimane.
🔹 71% senza recidive tra coloro che hanno completato il trattamento.
🔹 Riduzione anche dell’utilizzo dei farmaci convenzionali.
Gli autori sottolineano che saranno necessari studi randomizzati più ampi per confermare questi risultati, ma il potenziale del CBD in questo ambito appare decisamente interessante.
La ricerca sulle applicazioni terapeutiche della cannabis medicinale continua ad ampliarsi, coinvolgendo anche patologie infiammatorie finora poco esplorate.
Francesco Perugini-Billi MD, MSÂ copyright
Healthy Brain Aging – Terapia del Dolore – Cannabis Medicinale
www.dottorperuginibilli.eu
Bibliografia
- Luis AS et al. Efficacy and Safety of Pharmaceutically Manufactured Cannabidiol in Recurrent Pericarditis: A Phase II Clinical Trial. Journal of the American Heart Association Volume 15, Number 14, 2026.
da Francesco Perugini Billi | Lug 29, 2026 | senza categoria
Per molti adulti con disturbo dello spettro autistico (ASD), ansia, insonnia e ridotta qualità della vita rappresentano problemi quotidiani che spesso persistono nonostante le terapie convenzionali. Un nuovo studio pubblicato su Neuropsychopharmacology Reports aggiunge un tassello importante: la cannabis medicinale potrebbe offrire un beneficio clinico duraturo in una parte di questi pazienti.
I ricercatori britannici hanno seguito 130 adulti con ASD (età media 34 anni) iscritti allo UK Medical Cannabis Registry, valutando gli effetti della terapia con cannabis medicinale fino a 18 mesi dall’inizio del trattamento. I pazienti assumevano preparazioni a base di oli, infiorescenze o una combinazione delle due, tutte prescritte da medici specialisti.
I risultati mostrano un miglioramento significativo di tre aspetti particolarmente rilevanti nella vita di questi pazienti:
- riduzione dell’ansia;
- miglioramento della qualità del sonno;
- aumento della qualità di vita correlata alla salute.
Anche il profilo di sicurezza si è dimostrato favorevole: l’81% dei partecipanti non ha riportato effetti indesiderati, mentre quelli segnalati sono stati nella maggior parte dei casi lievi o moderati.
Naturalmente, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto con la stessa forza di uno studio clinico randomizzato. Tuttavia, il follow-up di 18 mesi e la coerenza con ricerche precedenti rendono questi dati particolarmente interessanti.
Gli autori concludono che i loro risultati sono in linea con le evidenze già disponibili, suggerendo che i farmaci a base di cannabis possano rappresentare una valida opzione terapeutica per alcuni adulti con disturbo dello spettro autistico, soprattutto quando i trattamenti convenzionali non sono sufficientemente efficaci o non sono ben tollerati.
Questo studio si aggiunge a un numero crescente di osservazioni provenienti dallo stesso registro britannico, che ha documentato potenziali benefici della cannabis medicinale anche in altre condizioni, tra cui epilessia farmacoresistente, dolore oncologico, endometriosi, malattie infiammatorie intestinali, insonnia, ADHD, emicrania, sclerosi multipla e artrosi.
Come sempre, è importante ricordare che la cannabis medicinale non rappresenta una terapia universale né sostituisce gli interventi consolidati per l’ASD. La sua eventuale prescrizione deve essere valutata caso per caso da un medico esperto, considerando il quadro clinico complessivo, i possibili benefici e gli eventuali rischi.
Bibliografia
- Aggarwal A, et al. UK Medical Cannabis Registry: A Clinical Outcomes Analysis for Autism Spectrum Disorder. Neuropsychopharmacol Rep. 2026 Sep;46(3):e70146.
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da Francesco Perugini Billi | Lug 26, 2026 | senza categoria
Presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC) 2026 di Londra, i risultati dello studio clinico di fase II LiBBY suggeriscono che una combinazione orale di CBD e THC può rappresentare una nuova e promettente opzione terapeutica per il trattamento dell’agitazione nei pazienti con demenza in fase avanzata assistiti in hospice.
Lo studio, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 120 pazienti con demenza avanzata e agitazione clinicamente significativa. I partecipanti hanno ricevuto per 12 settimane una formulazione orale contenente 100 mg di CBD e 2 mg di THC, somministrata due volte al giorno.
Risultati principali
L’efficacia del trattamento è emersa già dopo 2 settimane, con una riduzione dell’agitazione significativamente superiore rispetto al placebo (-6,27 punti sulla scala di valutazione). Il beneficio è aumentato nel tempo, raggiungendo una differenza di -8,23 punti dopo 12 settimane.
Anche la valutazione clinica globale è risultata molto favorevole:
- 83,9% dei pazienti trattati è migliorato dopo 2 settimane (contro il 30,5% del placebo);
- 87,2% mostrava un miglioramento dopo 12 settimane (contro il 23,6% del placebo).
Sicurezza
L’incidenza complessiva degli eventi avversi è stata simile nei due gruppi (46,7% con THC/CBD vs 42,4% con placebo). Gli eventi avversi gravi sono stati più numerosi nel gruppo trattato (23,3% vs 11,9%), ma gli sperimentatori hanno concluso che nessuno di essi era correlato al farmaco.
Perché questo studio è importante?
L’agitazione interessa circa un paziente con demenza su due nelle fasi terminali della malattia ed è spesso resistente ai trattamenti convenzionali, che comprendono benzodiazepine, antipsicotici e oppioidi, farmaci gravati da importanti effetti indesiderati.
Secondo gli autori, la combinazione CBD/THC potrebbe offrire un trattamento più efficace e meglio tollerato, contribuendo a ridurre la sofferenza del paziente e a migliorare la qualità di vita di familiari e caregiver in uno dei momenti più delicati del decorso della malattia.
Conclusioni
Pur trattandosi di risultati preliminari di uno studio di fase II, il trial LiBBY rappresenta una delle evidenze cliniche più solide finora disponibili sull’impiego dei cannabinoidi nell’agitazione associata alla demenza avanzata. Se confermati da studi di fase III, questi dati potrebbero modificare significativamente l’approccio terapeutico ai pazienti nelle fasi finali della malattia di Alzheimer e delle altre forme di demenza.
Bibliografia
- libbystudy.org/ LiBBY (Life’s End Benefits of cannaBidiol and tetrahYdrocannabinol). I dati sono stati presentati per la prima volta all’Alzheimer’s Association International Conference® (AAIC®) 2026 di Londra.
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da Francesco Perugini Billi | Lug 26, 2026 | senza categoria
Il cannabidiolo (CBD) applicato sulla pelle potrebbe offrire benefici che vanno ben oltre il semplice controllo del dolore locale. Un nuovo studio ha infatti dimostrato che un gel a base di CBD migliora significativamente la qualità del sonno, riduce la disabilità legata all’emicrania e allevia la tensione muscolare nei pazienti affetti da dolore muscolare associato al bruxismo. Un risultato particolarmente interessante è che il gel al 5% si è dimostrato efficace quanto quello al 10%, suggerendo che anche concentrazioni più basse possono garantire un beneficio clinico rilevante.
Oltre al miglioramento del sonno e della cefalea, i ricercatori hanno osservato una significativa riduzione della tensione muscolare e del dolore, suggerendo che l’azione terapeutica del CBD topico potrebbe estendersi oltre il semplice effetto analgesico locale.
Nel complesso, i risultati supportano l’utilizzo del CBD topico come trattamento aggiuntivo, ben tollerato e non invasivo, all’interno di un approccio multimodale ai disturbi temporomandibolari (TMD), soprattutto nei pazienti che presentano contemporaneamente disturbi del sonno ed emicrania.
Saranno ora necessari studi di più lunga durata per confermare l’efficacia nel tempo, individuare il dosaggio ottimale e chiarire i meccanismi biologici attraverso cui il CBD esercita questi effetti, mediante valutazioni neurofisiologiche e del sonno più approfondite.
Bibliografia
- Walczyńska-Dragon K, Fiegler-Rudol J, Baron S, Nitecka-Buchta A. Expanding the Therapeutic Profile of Topical Cannabidiol in Temporomandibular Disorders: Effects on Sleep Quality and Migraine Disability in Patients with Bruxism-Associated Muscle Pain. Pharmaceuticals (Basel). 2025 Jul 19;18(7):1064.
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da Francesco Perugini Billi | Lug 20, 2026 | senza categoria
Molte donne di mezza età scelgono di utilizzare prodotti a base di cannabis al posto di ansiolitici o antidepressivi prescritti dal medico per gestire sintomi di ansia e depressione. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Health Science Reports.
La ricerca, condotta da ricercatori della University of California di San Diego e della University of Central Florida, ha coinvolto 412 donne che avevano fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. L’età media delle partecipanti era di 52 anni.
Il dato più interessante è che il 42% delle donne intervistate ha dichiarato di aver sostituito, almeno in parte, farmaci ansiolitici o antidepressivi con prodotti a base di cannabis. Questa scelta è risultata particolarmente frequente tra le partecipanti che riferivano problemi di insonnia o difficoltà a mantenere un sonno soddisfacente.
I risultati confermano quanto già osservato in precedenti indagini: molte persone ricorrono alla cannabis nel tentativo di alleviare sintomi legati ad ansia, depressione e disturbi del sonno.
Gli autori dello studio sottolineano però che questi dati descrivono un comportamento diffuso, ma non dimostrano che la cannabis sia più efficace dei farmaci tradizionali. Sono necessari studi clinici di qualità superiore per comprendere meglio il rapporto tra consumo di cannabis, salute mentale, qualità del sonno e uso concomitante di altre sostanze.
Una maggiore conoscenza di questi aspetti potrà aiutare i medici a sviluppare strategie terapeutiche più efficaci e personalizzate per le donne che soffrono di ansia e depressione e che scelgono la cannabis come possibile alternativa terapeutica.
A sostegno di questo scenario, un’altra ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista Health Economics ha evidenziato che, negli Stati Uniti, l’introduzione delle leggi che hanno legalizzato la cannabis per uso ricreativo negli adulti è stata associata a una riduzione immediata e statisticamente significativa dei ricoveri e degli accessi ai servizi di salute mentale, un dato che merita ulteriori approfondimenti per comprenderne le cause e le implicazioni cliniche.
Bibliografia
- Mueller J, Sapp J, Attonito J, Chakraborty A, Villalba K. Substitution of Cannabis for Prescribed Medications in the Management of Anxiety and Depression Among Midlife Women: A Cross-Sectional Study. Health Sci Rep. 2026 Jun 28;9(7):e72746.
- Ortega, A. (2023). The highs and the lows: Recreational marijuana laws and mental health treatment. Health Economics, 1–XXX.
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